incesto
Veronica Segreti in Famiglia #20
Efabilandia
11.05.2026 |
6.193 |
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Così dicendo presi il suo cazzo in bocca per pulirlo tutto, succhiando le ultime gocce con devozione..."
Con mia grande sorpresa sentimmo aprire la porta. Non poteva essere l’idraulico, che sarebbe venuto lunedì. Sia io che papà restammo immobili, senza respirare. I passi si avvicinarono lenti lungo il corridoio. C’era una musica rock che proveniva dal telefono di qualcuno — “Highway to Hell” degli AC/DC, con quel riff di chitarra aggressivo e quel ritmo che sembrava fatto apposta per accompagnare un peccato. La porta della camera era socchiusa. Vedemmo un’ombra nera muoversi, passare oltre, ma poi i passi si fermarono e tornarono indietro.Si affacciò alla porta.
Marco.
In pantaloncini corti grigi, una borsa con attrezzi in una mano e un quadro incartato nell’altra. I suoi occhi scuri si spalancarono quando ci vide: io a quattro zampe sul futon, la gonnellina alzata, il culo ancora aperto e lucido della sborra di papà; papà nudo dietro di me, il cazzo ancora mezzo duro che brillava dei nostri umori.
«Ma vedi che bella scena…» disse Marco con voce bassa, quasi divertita, ma con un tono di sorpresa genuina. «Sei proprio una porca. Allora anche da tuo padre ti fai scopare?»
Io rimasi di ghiaccio. Il cuore mi martellava nel petto così forte che sembrava volesse uscirmi dalla gola. Un’ondata di vergogna, eccitazione e paura mi travolse tutta. Le guance mi bruciavano, le gambe mi tremavano. Papà, invece, non mostrò la minima vergogna. Si limitò a guardarlo con calma, il respiro ancora pesante, e con un tono quasi naturale, quasi provocatorio, disse:
«Allora ti unisci a noi, vero?»
Marco non se lo fece ripetere due volte. Posò la borsa e il quadro a terra, si tolse i pantaloncini in un gesto rapido e il suo enorme cazzo mi si parò davanti alla bocca. Era grosso, più scuro di quello di papà, venoso, con una cappella spessa e lucida già bagnata di liquido preseminale. Aveva quel profumo intenso di maschio giovane — sudore pulito, pelle calda, un leggero sentore muschiato e virile — che mi entrò nelle narici come una droga potente.
«Fai vedere a tuo padre come lo sai prendere bene in bocca» disse con voce bassa e sicura.
Adoravo quel cazzo. Non glielo avevo mai detto, ma il suo odore mi faceva impazzire. Con una mano lo presi alla base, con l’altra gli massaggiai le palle pesanti, piene, che volevo sentire gonfie di sborra. Lo leccai lentamente dalla base fino alla cappella, assaporando il gusto salato della sua pelle, quel sapore più dolce e giovane rispetto a papà. Poi lo presi in bocca con passione, succhiando forte, la lingua che girava intorno alla cappella, la gola che si rilassava per prenderlo più a fondo.
Mentre lo succhiavo, papà riprese a toccarmi. La sua mano scese tra le mie cosce, due dita che scivolavano nella mia fica già fradicia. Ero così bagnata che sentivo i miei umori colarmi lungo le cosce. Il suono umido delle sue dita che entravano e uscivano si mescolava al rumore bagnato della mia bocca che succhiava il cazzo di Marco. La musica rock continuava a suonare dal telefono di Marco, quel ritmo aggressivo che sembrava spingere i nostri corpi a muoversi più forte.
Marco mi fece sdraiare a pancia all’aria sul futon. Mi tirò su le gambe, me le aprì e me lo infilò tutto nella fica con un colpo solo. Era dalla storia della macchina che voleva scoparmi e vidi quel suo sguardo di soddisfazione quando mi penetrò. Iniziai a godere subito mi sentivo desiderata. Sentivo il suo cazzo che mi sbatteva contro l’utero, forte, profondo, ritmico. Venivo in continuazione, piccoli orgasmi che mi facevano tremare le gambe.
Papà era accanto a me, mi baciava le tette, mi succhiava i capezzoli, mi leccava sotto le ascelle con una fame quasi animale. La sua lingua calda e bagnata esplorava ogni centimetro del mio corpo, scoprendo zone che non sapevo fossero così sensibili. Poi si mise un po’ su di me, mi prese i piedi che avevo in aria ed iniziò a leccarli con devozione succhiando le dita una a una ed aprendo ancora di più le gambe. Quella sensazione nuova — la lingua calda e umida sui miei piedi — mi fece gemere forte, un piacere strano, intimo, quasi proibito che mi fece bagnare ancora di più.
Io chiusi gli occhi. Sentire questi due uomini che si prendevano cura di me era stupendo. Papà che mi apriva le gambe per farmi sfondare dal grosso cazzo di Marco era poesia. Il cazzo di papà diventò nuovamente duro. Si avvicinò alla mia bocca e sentii il suo sapore salato che mi invadeva mentre Marco mi pompa nella fica con ritmo forsennato. Lo accolsi e cominciai a leccarlo tutto. Era stupendo avere un cazzo nella fica ed uno in bocca e pensai a mamma e a quante volte lo faceva cosi, ero porca proprio come lei.
Poi mi tolsi un attimo dal cazzo di Marco, solo il tempo di farlo distendere sul futon. Salii sopra di lui e mi impalai sulla sua fica con un gemito lungo, roco, quasi animalesco. Il suo cazzo grosso mi aprì di nuovo la fica fradicia, arrivando fino in fondo con un colpo solo. Iniziai a muovermi velocemente, i fianchi che sbattevano contro i suoi, i seni che ballavano pesanti. Il piacere era immediato, brutale.
«Siiii… ancora… ancora… scopami… scopami forte!» urlai senza controllo, la voce che si rompeva in gola.
Marco mi afferrò i fianchi e spinse dal basso, il cazzo che mi sbatteva contro l’utero. Venni violentemente, un orgasmo che mi fece tremare tutto il corpo. Urlai come non avevo mai fatto prima, la testa rovesciata indietro, i capelli che mi ricadevano sulla schiena sudata.
«Sfondami tutta con quel cazzone… sììì… così… più forte!»
Ero una fontana. I miei umori colavano copiosi lungo il suo cazzo, bagnandogli le palle e il futon sotto di noi. L’odore della mia fica eccitata riempiva la stanza, dolce, caldo, leggermente acidulo, mescolato al profumo muschiato di Marco e al sentore virile di papà.
Papà era accanto a noi, si segava lentamente, strofinando il cazzo duro sulle mie tette, lasciando strisce lucide di liquido preseminale sui miei capezzoli. Io gli massaggiavo le palle pesanti con una mano, stringendole, accarezzandole, sentendole piene e tese.
«Ti voglio… vedi come è pieno ora» disse papà con voce roca, quasi un ringhio.
Si avvicinò alla mia bocca. Aprii le labbra e presi il suo cazzo dentro, bagnandolo con abbondante saliva, succhiandolo con devozione mentre continuavo a cavalcare Marco. Il sapore salato di papà mi riempiva la lingua, familiare, amato, eccitante.
Papà si sfilò dalla mia bocca, mi prese i fianchi e mi bloccò sul cazzo di Marco, impedendomi di muovermi. Sentii la punta del suo cazzo premere contro il mio buco del culo. Spinse piano, ma deciso. Il dolore fu forte, bruciante. Una lacrima mi rigò il viso mentre il suo cazzo grosso mi apriva il culo già sensibile. Ma il dolore durò poco. Quando entrambi cominciarono a muoversi — Marco nella fica, papà nel culo — il piacere prese il sopravvento.
Ero completamente piena. I due cazzi insieme mi spaccavano, mi dilatavano, mi possedevano. Urlavo ad ogni colpo, la voce rotta, disperata:
«Sfondatemi… tutti e due… sììì… sono vostra…»
Si sincronizzarono perfettamente. Un ritmo brutale, profondo, che mi faceva tremare. Marco non resistette molto. La situazione lo eccitava troppo. Senza chiedermi nulla mi arrivò nella fica, riempiendomi tutta di sborra calda e abbondante. Lo stesso fece papà, sborrandomi nel culo con fiotti potenti, densi, caldi, mentre entrambi mi chiamavano porca.
«Brava troia… prendi tutto…»
«Sei la nostra porca perfetta…»
Io tremavo, completamente sopraffatta. Venni di nuovo, un orgasmo lunghissimo che mi fece schizzare sulla pancia di Marco e sul futon.
Poi guardai Marco, ancora ansimante, con la voce roca:
«Ma come ti sei permesso a venirmi dentro?»
Lui mi guardò con un sorriso arrogante e mi disse:
«Ne vuoi ancora, vero?»
Aveva capito che mi piaceva. Abbassai lo sguardo, arrossendo di piacere e vergogna, e sussurrai:
«Sì… lo voglio sempre… sono la vostra porca.»
Così dicendo presi il suo cazzo in bocca per pulirlo tutto, succhiando le ultime gocce con devozione. Il suo sapore era più dolce, più giovane, e ingoiarlo era un piacere enorme. Poi feci lo stesso con il cazzo di mio padre. Il suo sapore era più maturo, più intenso, e mi eccitava moltissimo. In fondo era stata la prima sborra che avevo bevuto.
La situazione si era fatta interessante. Involontariamente potevo ora continuare la mia relazione con papà anche se c’era Marco. Mi sentivo contenta, felice e soprattutto libera. Libera di essere me stessa e vivere la mia giovane sessualità senza la pesantezza della gente che giudica.
Forse però dovevo dire qualcosa a Laura.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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